"L'Italia negli ultimi dieci - quindici anni si vede costretta a confrontarsi con un fenomeno migratorio al quale era ed è del tutto impreparata. Da terra di emigranti, è diventata per via della sua posizione e struttura geografica, luogo di transito e d'approdo. Il popolo del Sud del mondo, attanagliato da dittature e guerre, soffocato da un iniquo debito internazionale, da scambi ineguali, corruzioni e mal governo, con il suo corollario di miseria e disoccupazione, seguendo il paradossale flusso delle ricchezze, si avventura verso il ricco Nord.

I "dannati della terra" stanchi di stare sotto il tavolo ad elemosinare gli ossicini, osano e pretendono di sedersi, commensali non graditi, al banchetto mondiale. ...

Le barriere di sicurezza, i voli charters, le varie umiliazioni non riescono a fermare l'esercito arcobaleno bardato di sogni, armato di povertà, in questua di dignità: opzionale (?) senza la quale questa vita non vale la pena di essere vissuta. ...

L'acqua straripante la diga, invade non senza annaffiare la terra arida, facendo germogliare nuovi frutti.
Rigettato: "Extra"comunitario, accolto o tollerato, l'immigrato è produzione ma anche riproduzione, egli è mano d'opera, ma anche veicolo ed elemento di cultura. L'Italia svegliandosi dal suo torpore etnocentrico, si scopre ora paese a crescente fisionomia multiculturale e multietnica.

In quell'incontro-scontro di culture in una civiltà che stenta a declinarsi al plurale, è interessante assistere alla nascita di una nuova espressione: quella di una letteratura scritta in italiano da parte di noi immigrati.

Noi scriviamo in italiano per gli italiani (e non solo). Come giocolieri alla corte dell'opulenza, giostriamo in destrezza, ironia, finezza e a volte con irriverenza con la lingua di Dante, Manzoni, Calvino e Moravia. ..."

 

Estratto da "Anch'io sono l'Italia" di Kossi Komla-Ebri