Migranews: 25/07/03
Kossi Komla-Ebri nel suo ultimo romanzo Neyla dice: «In fondo il dramma della diversità sono gli altri, perché sono loro che ti specchiano diverso e ti rimandano in qualche modo quel riflesso di te di cui a volte, tu non hai coscienza». E a volte… la differenza “imbarazza” producendo situazioni che fanno credere che il riflesso che ci rimandano gli altri sia nato da un cervello in stato di stand-by con una lucina rossa (la si riesce appena a intravedere) che indica ovviamente l’esistenza del cervello ma non si sa bene in quale dimensione. Per accenderlo e sorridere sui banali stereotipi che rasentano il vero e proprio razzismo, Kossi Komla-Ebri ha raccolto in un esile libro bianco curiosità, frasi e situazioni che nonostante la loro apparente banalità dimostrano come il linguaggio quotidiano non è mai neutro e che il pericolo della xenofobia è latente. Non ci sono in queste situazioni fatti eclatanti di violenza fisica, ma c´è tanta ignoranza e molto pressappochismo.
Il concetto di alterità è affrontato dall’autore con molta ironia in questo Imbarazzismi pubblicato circa un anno fa. L´ autore è nato in Togo nel 1954 ma vive in Italia da 30 anni e conosce bene gli stereotipi di questa società che giocano un ruolo determinante nel quotidiano. Imbarazzismi riflette sull´immagine che gli italiani hanno degli altri con eleganza, guardando il fenomeno dal punto di vista di coloro che hanno un colore di pelle diverso, facendoci rivivere le più imbarazzanti vicende vissute dall’autore in prima persona o da altri africani.
Komla-Ebri narra diversi episodi capitati a lui, alla sua famiglia o agli amici, ricchi squarci di vita quotidiana successi in treno, al supermercato, in uffici pubblici, ai giardini, ecc. Apprezzamenti in cui si mescolano i pregiudizi e l´ignoranza come per esempio l´incapacità di ascoltare l´altro persino quando non si trovi in una situazione di bisogno. Un esempio interessante della difficoltà ad ascoltare si vede nell´episodio intitolato «Non c´è peggior sordo...» in cui l´autore si rivolge a un impiegato per chiedere informazioni su un´adozione a distanza ma invece di riceverla come qualsiasi altro cittadino viene scambiato per uno che vuole farsi adottare: dimostrazione eclatante dell´ottusità di una società che non riesce a vedere oltre il colore della pelle, oltre la pronuncia diversa, oltre il costume, ecc. Insomma per molti è impensabile che chi parla in modo strano, o ha un colore che rimanda al colonizzato, o si veste diversamente possa avere potenzialità, risorse e capacità magari più alte di quelle del suo interlocutore locale.
Un altro aspetto che l’autore mostra con particolare ironia è la sindrome da vu cumprà, che ci rimanda di nuovo alla incapacità di vedere l´altro se non come pezzente, disgraziato, che ruba il posto all´altro. Fino al paradosso dell´uomo che va in ospedale a chiedere come sta la madre ma non accetta di essere aiutato da una donna nera (guarda caso la caposala).
Questo libro non affronta con taglio polemico i pregiudizi e giudizi bensì li specchia con ironia, leggerezza e un pizzico di rassegnazione insegnandoci come l’etno-centrismo minacci farci diventare razzisti. Come in quell´accanimento a parlare un italiano incomprensibile con i verbi all´infinito scimmiottando il selvaggio Tarzan. Pregiudizi dovuti a un razzismo inconsapevole, al provincialismo e all´ignoranza che non permette agli italiani di essere consapevole del proprio passato di emigranti.
Comunque l´autore lascia spazio alla speranza di un futuro d´integrazione nel racconto «Le ragioni della speranza» quando il bambino riconosce l´autore che era andato a parlare dell´Africa nella sua scuola e in autobus lo saluta con simpatia per essere subito interdetto dalla madre che guarda lo sconosciuto in modo diffidente mentre il ragazzino con sana ingenuità ribatte «Ma mamma è Kossi».
Imbarazzi, gaffes e razzismo si mischiano dato che spesso è talmente grande lo spiazzamento dell´italiano davanti a un «altro» che si atteggia diverso che si impacciato e si imbarazza, imbarazzando e impacciando, creando in questo modo equivoci a catena.
In futuro questa società, così fiera di essere in Europa e di essere un Paese sviluppato, uscir’ dal provincialismo e dall´ignoranza, recuperando anche la memoria di un passato in cui gli italiani erano trattati con gli stessi appellativi e giudizi degli stranieri di oggi? O continueranno a esistere menti piccole, piccole in cui non vi è spazio per il buon senso o per il ragionamento più semplice?
Per tutto questo Imbarazzismi ci mostra un cammino, suggerendo «Si prega di collegare la lingua…al cervello».
Kossi Komla-Ebri, Imbarazzismi: quotidiani imbarazzi in bianco e nero, Edizione dell´Arco-Marna 2002,Via Tortona 18 Milano pp 63, 20 euro