Presentazione

Cosimo Laneve

Narratore raffinato e intenso, capace di interpretare nei suoi lavori il senso di grigiore sociale e di inappartenenza al proprio desolato tempo, Kossi avverte in sé una convinzione profonda: quella secondo cui il singolo non è un ente autosufficiente.
È invece un ente intenzionale, protensivo: un ente, cioè, che per sua costitutiva carenza tende appunto a proiettarsi fuori da sé‚ nel contesto del mondo. L’altro è un referente indispensabile, il partner “sine qua non” dell’uno. È la sorgente generativa insieme di offerte e di sfide esistenziali. È l’occasione di avventure e di eventi variamente maturativi. È lo stimolo primario delle sue funzioni cognitive ed affettive: di quelle potenziali e latenti non meno che di quelle già deste e operanti. Kossi, attraverso novelle (All’incrocio dei sentieri), racconti (Vita e Sogni), descrizioni degli antichi riti (La sposa degli dei), e imbarazzismi (Imbarazzismi e Nuovi imbarazzismi), splendido gioco di parole sugli imbarazzi quotidiani, un vero thesaurus di aneddoti, che solitamente non superano la lunghezza di una pagina, ci sollecita una riflessione quotidiana.
L’altro, soprattutto il nero, con i suoi modi, suoni, cromie, riti ci mette in discussione a un livello di profondità radicale, ci riconsegna la terribile sensazione della nostra contingenza, ci rinvia alla possibile accidentalità di ciò che siamo, di ciò cui teniamo, ci ricorda nel pieno della nostra vita, anche quando la fine è lontana, la nostra insuperabile finitezza di specie, collettiva, individuale.
Gran parte delle nostre abilità intellettuali è destinata a soffocare questa sensazione, ad annullare il rischio che ci viene dalla percezione che altri punti di vista sul mondo sono possibili.
Senza l’altro, senza l’incontro (-scontro) con gli “altri”, questo complesso risveglio, mobilitazione e sviluppo delle umane componenti (psichiche, razionali, relazionali) non avverrebbe (come talvolta purtroppo accade), o avverrebbe in misura assai limitata. In sintesi: l’altra via per scoprire il sé e, soprattutto, per costruire il sé. Difatti solo l’esistenza dell’alterità ci fa scoprire il bene reputato più personale e privato: la nostra stessa identità.
Nei suoi testi gli episodi circoscritti e fuggitivi si trasformano in misura ritmico-narrativa che, attraverso vampe di colori, controcanti, riflessioni, attestano con un linguaggio asciutto che sa essere commosso e al tempo stesso autoironico, una salda autonomia espressiva, quella della “scrittura del lutto”.
Ora prevale la coralità sulla soggettività, ora i motivi si fanno sostegno dell’agire strutturale delle sue opere: in tutte difatti si riscontra la tessitura delle voci dell’oralità, o come Kossi stesso la definisce, dell’“oralitura”.
Nei tratti brevi e balenanti c’è, oltre all’illuminazione lirica, l’ansiosa curiosità di chi è lesto nel cogliere, nell’incessante andare dei giorni, un nuovo varco verso l’occasione che può riservare un brivido: la cifra dell’ironia...
Scrittura non solo della sofferenza e del disagio, quanto e soprattutto scrittura della speranza. C’è un invito, una sollecitudine che si avverte fra le righe del suo narrare, per un mondo che va ricomposto, per una mentalità che va cambiata.
Promuovere questa cultura è l’impegno dello scrittore Kossi Komla-Ebri.

Cosimo Laneve* :
*Preside della Facoltà di Scienze della Formazione-Università degli studi di Bari
Discorso pronunciato in occasione del IV Simposio Scientifico Nazionale della Società di Pedagogia e Didattica della Scrittura, alla Consegna del Premio Graphein 2009 a Kossi Komla-Ebri. Anghiari, 16 maggio 2009.