Introduzione

di Laura Balbo

Cominciamo anche in Italia – succede da tempo, in altri Paesi di più lunga esperienza di migrazioni – a leggere scritti che ci rimandano l’immagine di “noi” che hanno “gli altri” e che descrivono, da punti di vista che appunto non sono i “nostri”, situazioni del vivere quotidiano: spesso situazioni di imbarazzo, come in questo libro si mette in luce, presentando efficacissimi squarci di vita italiana.
Nel concorso letterario Eks&Tra, rivolto a scrittori di lingua italiana che però sono (in qualche modo) appunto “altri” sono stati premiati a Mantova nello scorso mese di maggio, testi che hanno appunto questa impostazione. In diverse città, in occasione di presentazioni di libri di questo genere, ho assistito a interessanti dibattiti tra il pubblico, proprio su questioni di imbarazzo (per esempio, se usare “nera”, come sono abituata a dire io, o “negra”, come un’autrice camerunese, si definisce).
Ed ecco gli “imbarazzi in bianco e nero” di Kossi: spesso divertenti, tutti illuminati.
Del libro vorrei mettere in luce in particolare, l’interesse che presentano le scene di vita quotidiana in contesti come l’ospedale e il supermarket, il treno e le strade della città; e le osservazioni sui pregiudizi, o luoghi comuni, che accompagnano i “ruoli”: un padre togolese che passeggia con il suo bambino ai giardini e viene visto come un insolito babysitter (babysitter, meglio “badanti”, dovrebbero essere sempre e comunque donne, filippine o del Centroamerica; e i padri ai giardini, ci si aspetta siano bianchi). Italiani e bianchi ci si aspetta siano, “naturalmente”, un medico e un’infermiera. E quando un professore universitario che predica “tolleranza” immagina come dovrà essere l’eventuale sposo di sua figlia, africano proprio no!
E ancora: ho sempre pensato che ragionare su come il linguaggio complica, distorce e pesa sulle relazioni, costituisca un importantissimo aspetto della nostra società, che si vuole multietnica e multiculturale e forse multilinguistica: ecco l’uso dell’italiano che, chissà perché, si fa approssimativo e caricaturale quando ci rivolgiamo a chi non si riconosce come uno dei “nostri” (ha la pelle scura).
Leggiamoli con attenzione questi scritti, cerchiamo di imparare cose che sono davvero importanti per questo paese e per come vivrà (vivremo, loro e noi), nei prossimi anni. E un ultimo commento: apprezziamone il senso dell’umorismo, la “leggerezza”; noi, in genere, quando si tratta di queste cose, senso dell’umorismo e leggerezza, ne mostriamo poco.

Laura Balbo:
Presidente dell’Associazione Italia-Razzismo, è docente di sociologia presso la facoltà di lettere dell’Università di Ferrara.
Già Ministro per le Pari Opportunità, è fra le più attente studiose italiane dei fenomeni legati all’urbanizzazione, alle politiche familiari e allo stato sociale, in particolare ai processi di “razzializzazione” in atto nelle società europee.