«Questa nuova antologia di Kossi Komla-Ebri raccoglie testi diversi
fra di loro per tema, protagonisti e modalità narrative.
Sono però uniti da un filo di sogno,sospesi fra fantasia e realtà... magistralmente
dosate dall’autore in percentuale variabile pagina dopo pagina.
Onirici e crudi, mentali e reali, fluttuanti e ancorati alla vita, in un concerto di voci, sussurri e grida, i racconti di Kossi lasciano al lettore il gusto di scoprire quando
lasciarsi cullare dalle parole verso il loro mondo di sogno e quando invece è il momento di svegliarsi e farsi
delle domande..»
«Lassù, al villaggio di Dugà, gli anziani dicono di un ragazzo ribelle che è posseduto dallo spirito dell’Adédjé in piena. Kossivi, figlio di Mambono (madre di Mambo), fratello di Mambo e Gbédé, nipote dell’hunò Briyawo, già all’età di sette anni era posseduto dallo spirito dell’Adédjé in piena.
Oggi, girando per le strade sassose e irregolari di Dugà, capita d’incontrare un uomo di bassa statura, gambe arcuate, barba grigia incolta, viso scavato e occhi spenti...
Nessuno avrebbe pensato che Kossivi, figlio di Mambono, nipote dell’hunò Briyawo, sarebbe finito così, come un’ombra silenziosa, lugubre, errante preda e bersaglio degli impietosi giochi dei fanciulli di Dugà.
Le malelingue dicono che è una vittima dei vodù di suo zio, l’hunò Briyawo. Altri sostengono che ha voluto vedere oltre la notte.»
«Ho sempre pensato che ragionare su come il linguaggio complica, distorce e pesa sulle relazioni, costituisca un importantissimo aspetto della nostra società, che si vuole multietnica e multiculturale e forse multilinguistica: ecco l'uso dell'italiano che, chissà perché, si fa approssimativo e multiculturale quando ci rivolgiamo a chi non si riconosce come uno dei "nostri" (con la pelle scura cioè).
Leggiamoli con attenzione, questi scritti, cerchiamo di imparare cose che sono davvero importanti per questo paese e per come vivrà (vivremo, noi e loro), nei prossimi anni. E un ultimo commento: apprezziamone il senso dell'umorismo, la "leggerezza"; noi, in genere, quando si tratta di queste cose, senso dell'umorismo e leggerezza, ne mostriamo poco.»
Laura Balbo, dalla prefazione di Imbarazzismi, 2002
C'è chi la chiama “letteratura della migrazione”, ma suona come una produzione letteraria di serie B. In realtà, gli scrittori migranti sono donne e uomini dalle identità trasverse, che vivono all’interno di sé più culture contemporaneamente, sfuggendo a qualsiasi classificazione riduttiva. Portatori di identità multiple e di valori universali,utilizzano la scrittura come spazio virtuale d’incontro.
I racconti di Kossi Komla-Ebri, ambientati in Africa, in Francia e in Italia, attingendo al vissuto quotidiano, parlano di amore, di viaggi, di nostalgia, di fierezza e di
dignità, smascherando gli stereotipi con lo strumento dell’ironia.
Komla-Ebri pratica l’oralitura, che consiste nel trasferire l’oralità tipica della cultura africana nella scrittura. I temi della narrazione lirica e civile sono approfonditi dall’autore stesso nelle interviste e nei Documenti della seconda parte, cui è aggiunto un apparato didattico per un’educazione interculturale in ambito scolastico e parascolastico.
La pubblicazione è stata realizzata grazie anche all'impegno del CRES (Centro Ricerca Educazione allo Sviluppo).
Il tema di questo romanzo non è tanto l'amore, quanto ciò che
questo sentimento vuole mascherare, ovvero i problemi vissuti da
tutti coloro che hanno dovuto fare i conti col rimettere piede
sulla propria terra. Kossi Komla-Ebri, il più lombardo tra i
nuovi autori africani, ci fa riflettere e commuovere. Ci parla
di partenze e di ritorni, di assimilazione e di identità
culturale, ma lo fa rinunciando agli archetipi letterari
dell'immigrazione, ad ogni nostalgico autobiografismo, per
lasciare invece libero spazio alla creatività racchiusa nel
bagaglio personale di tutti i migranti.
Neyla is a treasure of African experiences recorded through the eyes of an African who is at once a participant and an observer, the latter due to the fact that he has come home on vacation from Europe. The natural story line exposes the reader to a variety of settings in the author's native Togo: middle-class city life, urban slums, an adventurous trip to the hinterland, and life in a village, including the work of a witch doctor. The protagonist's particular status also legitimizes comparisons between African and European cities, medical practices, family relations, reciprocal stereotyping, and prejudices. On another level, Kossi Komla-Ebri expresses lyrically his protagonist's situation as the eternal migrant, living between two cultures.
Through the use of various narrative strategies, Komla-Ebri has achieved a lyricism of universal quality that represents the best of migration literature in Italy.
Komla-Ebri writes about what he knows best: Togo remembered and revisited, Italy as his country of adoption, cross-cultural diversity and similarity, the challenges of assimiliation and retention of cultural identity, and the struggle of the individual within these contexts. Each of these contexts, characteristic of today's migrant writers, are reassumed in the universal theme of nostalgia and return that is the inspiration and theme of Neyla. With this theme and through the use of various narrative strategies, Komla-Ebri has achieved, in Neyla, a universal lyric quality that transcends the categorization of African-Italian and places him in the mainstream of Italian and world literature.
About the Author:
Kossi Komla-Ebri, a medical surgeon living and practicing in Italy, was born in Togo in 1954. As a naturalized Italian citizen, he works actively in local politics to promote the status of migrant workers. He came to Italy in 1974, where he earned medical degrees at the Universities of Bologna and Milan. He has won several literary prizes for creative prose. He is co-author of the book Afrique, la Santé par Images [Africa, Its Medical System through Pictures]. He has recently published Imbarazzismi--quotidiani imbrazziin bianco e nero [Embaracisms--daily embarrassments in black and white] (2002), a collection of anecdotes illustrating latent and unintentional racism in Italy, and the novel Neyla (2002), both of which have achieved popular critical success.
Dal treno al supermarket, dall'ospedale alle strade della città, situazioni di quotidiano imbarazzo dipinte con pennellate dal tocco leggero. Più umorismo che razzismo: un imbarazzo spesso legato ad un modo troppo convenzionale di pensare e di vedere gli altri, piuttosto che ad un reale disagio nei confronti del "diverso".
È un libretto che si legge in una ventina di minuti: una riproposta d’aneddoti già comparsi nell’antologia “La lingua strappata”* con l’aggiunta di nuovi episodi.
Il tema è quello dell’“imbarazzo della differenza”. Diversità - in particolare quella del colore della pelle - che in una società non avvezza ad essa porta spesso migranti e nativi ad affrontarsi nella vita di tutti i giorni, in situazioni al confine fra l’imbarazzo e il razzismo. Appunto d’“imbarazzismi”. Ho scelto di raccontarle con una certa disincantata ironia, per fare sorridere più che ridere aiutando una meditazione sulle nostre relazioni di nativi/migranti piene d’atteggiamenti inconsapevoli rivelatori della spessa corteccia di fraintendimenti e di preconcetti che li avvolge.
Kossi KOMLA-EBRI
webmaster: sysadmin [at] kossi-komlaebri [dot] net
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